Ernia inguinale

 

Presso la Salvator Mundi International Hospital di Roma della UPMC (University of Pittsburgh Medical Center), il dottor Roberto Verzaro opera i pazienti affetti da ernia inguinale per via laparoscopica con la tecnica TAPP (Trans Abdominal Pre Peritoneal), approccio transaddominale pre peritoneale.

Con il termine di ernia ci si riferisce ad una fuoriuscita di un organo dal suo normale sito anatomico, verso un’altra sede. Con il termine di ernia inguinale ci si riferisce alla fuoriuscita di un viscere (di solito un’ansa intestinale) dall’addome, verso il canale inguinale o verso la regione inguinale. Questa fuoriuscita è causata da un difetto anatomico o un indebolimento della parete addominale.

I sintomi dell’ernia inguinale

I sintomi di questa patologia sono evidenti e facilmente riconoscibili. Il sesso maschile è quello più colpito da tale patologia. Una tumefazione duro-elastica compare nella regione inguinale e, in caso di ernia inguinale indiretta, scivola fin giù allo scroto. Questa tumefazione che corrisponde quasi sempre ad un’ansa dell’intestino, si riposiziona manualmente o spontaneamente per gravità, all’interno dell’addome, per poi riscivolare fuori alla prima occasione, come un colpo di tosse o uno sforzo. Fin qui tutto ok. Il paziente può sopportare questo fastidio consapevole però che la dinamica della parete addominale è alterata e che l’ernia aumenterà sempre di più in dimensioni.

Il problema nasce se la tumefazione, ovverosia il tratto di intestino erniato, non ritorna in addome, magari per un cambiamento delle condizioni fisiche dell’ansa intestinale (edema, distensione gassosa o altro). In questi casi l’ernia si può “strozzare”. In altre parole si parla di ernia strozzata o ernia incarcerata, quando il contenuto che è erniato non rientra più in addome e presenta segni di sofferenza, spesso vascolare. Se non trattata prontamente con un intervento chirurgico, l’ernia strozzata può complicarsi con la perforazione o necrosi de tratto di intestino interessato.

La terapia chirurgica dell’ernia inguinale

Il trattamento di questa patologia è andato incontro nel corso degli anni ad una vera e propria rivoluzione. Si è passati dalla semplice approssimazione con punti di sutura del difetto della parete addominale, alla chiusura del difetto con una protesi dall’esterno. Attualmente, il difetto erniario, si ripara posizionando una protesi (una rete in polipropilene o in materiale misto con vycril) dall’interno per via laparoscopica.

La tecnica di posizionamento della protesi (la “rete”) per via anteriore inguinale (il vecchio taglio all’inguine) è a mio avviso così inferiore alla tecnica laparoscopica, che non ritengo utile nemmeno parlarne. Rimangono solo poche le indicazioni a questa tecnica: pazienti che non possono sottoporsi ad anestesia generale, pazienti che hanno eseguito interventi in addome con compromissione dei tessuti della pelvi o aderenza insuperabili. Per tutti gli altri pazienti il trattamento per via laparoscopica, l’ernioplastica laparoscopica con tecnica transperitoneale, è, a mio avviso, il trattamento chirurgico da preferire. La tecnica è definita con l’acronimo T.A.P.P. (Trans Abdominal Pre Peritoneal) repair, ovverosia Plastica Trans Addominale Pre Peritoneale. In sostanza questa tecnica prevede che il chirurgo da dentro l’addome, per via laparoscopica e quindi con solo tre piccole incisioni di 5 mm sull’addome, riduca l’ernia e posizioni la rete a coprire i difetti della parete anteriormente al peritoneo.

Vantaggi della tecnica laparoscopica

  • Il primo vantaggio della tecnica laparoscopica per l’ernia inguinale è la quasi totale assenza di dolore nel post operatorio.
  • Il secondo è il ritorno alle normali attività (comprese quelle sportive pesanti) in tempi rapidissimi. Dopo circa due settimane lo sportivo può riprendere gli allenamenti.
  • Il terzo è quello di ottenere una plastica più fisiologica: non si sezionano i tessuti (come nella tecnica per via inguinale) e la rete copre il difetto ogni volta che aumenta la pressione addominale. Il tutto si traduce in una minore possibilità di recidiva.
  • Il quarto, non percepito dal paziente, ma dal chirurgo operatore, è la possibilità di coprire più difetti contemporaneamente (anche l’ernia crurale ad esempio) con un solo intervento e con una sola rete.
  • Il quinto riguarda la possibilità di curare l’ernia inguinale bilaterale con lo stesso intervento e le stesse incisioni in addome e contemporaneamente.
  • Il sesto è indiscutibilmente legato alla facilità con cui si può eseguire, per via laparoscopica, un intervento per ernia inguinale recidiva.

Esiste poi la possibilità di eseguire insieme alla plastica per ernia altri interventi (dove indicato) per la stessa via laparoscopica (correzione del reflusso gastroesofageo, calcolosi della colecisti, cisti ovarica per esempio).
Le società internazionali per la cura dell’ernia (American Hernia Association e European Hernia Association) hanno ormai decretato che il trattamento mini-invasivo o laparoscopico dell’ernia inguinale, se eseguito da chirurghi esperti, può rappresentare dei vantaggi rispetto al tradizionale taglio inguinale.
La plastica dell’ernia inguinale per via laparoscopica è il trattamento che consiglio ai miei pazienti, specie se sportivi, e salvo rare eccezioni, lo eseguo in tutti i pazienti.

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Le indicazioni e gli argomenti trattati in queste pagine non intendono sostituire in alcun modo una visita medica specialistica o il proprio medico di fiducia. Hanno il solo scopo di informare il paziente sulle attività del dottor Verzaro Roberto e sulle patologie benigne e maligne trattate dal dottor Verzaro. Pur augurandoci che possano aiutare il lettore a districarsi nella immensa mole di dati presenti in rete sulle varie patologie, in nessun modo vanno intese come sostitutive di una visita medica o di accertamenti diagnostici volti a chiarire un percorso diagnostico e terapeutico corretto. Il lettore è invitato a consultare il proprio medico di fiducia o uno specialista, per trovare soluzioni alla patologia di cui è eventualmente affetto.

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